"Una generazione può essere giudicata dallo stesso giudizio che essa dà della generazione precedente, un periodo storico dal suo stesso modo di considerare il periodo da cui è stato preceduto.
Una generazione che deprime la generazione precedente, che non riesce a vederne le grandezze e il significato necessario, non può che essere meschina e senza fiducia in se stessa, anche se assume pose gladiatorie e smania per la grandezza.
È il solito rapporto tra il grande uomo e il cameriere.
Fare il deserto per emergere e distinguersi.
Una generazione vitale e forte, che si propone di lavorare e di affermarsi, tende invece a sopravalutare la generazione precedente perché la propria energia le dà la sicurezza che andrà anche piú oltre; semplicemente vegetare è già superamento di ciò che è dipinto come morto.
Si rimprovera al passato di non aver compiuto il compito del presente: come sarebbe piú comodo se i genitori avessero già fatto il lavoro dei figli.
Nella svalutazione del passato è implicita una giustificazione della nullità del presente: chissà cosa avremmo fatto noi se i nostri genitori avessero fatto questo e quest’altro; ma essi non l’hanno fatto e, quindi, noi non abbiamo fatto nulla di piú.
Una soffitta su un pianterreno è meno soffitta di quella sul decimo o trentesimo piano?
Una generazione che sa far solo soffitte si lamenta che i predecessori non abbiano già costruito palazzi di dieci o trenta piani.
Dite di esser capaci di costruire cattedrali ma non siete capaci che di costruire soffitte."
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La vita di Antonio Gramsci è durata solo quarantasei anni. Al giorno d’oggi si potrebbe considerare che sia morto giovane e che stesse difendendo i suoi padri che non hanno fatto abbastanza per se stesso e la sua generazione.